Scheggino, 1-2 agosto 2026
In occasione della Festa del Perdono, celebrata presso la chiesa di San Nicola in Scheggino, dove è possibile ottenere l’Indulgenza Plenaria concessa con apposita bolla di Papa Pio VI, e nell’anno in cui ricorre l’800° anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, desidero condividere un piccolo opuscolo che ho ritrovato tra i miei libri.
Si tratta di uno studio pubblicato il 26 settembre 1882 da don Michele Faloci Pulignani, sacerdote e storico francescano, nel quale viene presentata quella che l’autore considera una scoperta di straordinario interesse:
la più antica stampa oggi conosciuta dedicata a San Francesco e al Perdono di Assisi, realizzata a Trevi nel 1470.
L’opuscolo, composto da appena 25 pagine, evidenzia come, secondo le conoscenze storiche dell’epoca, nel 1470 fossero presenti in Italia solamente cinque centri tipografici: Subiaco (dal 1465 circa), Roma (1467), Milano e Venezia (1469), ai quali si aggiungeva Trevi.
L’incunabolo non riporta il nome dello stampatore. Tuttavia, attraverso ulteriori ricerche, don Michele Faloci Pulignani ipotizza che possa essere stato impresso da un tipografo tedesco, Giovanni Reynhard (o Reinardo), documentato a Trevi nel 1471. Tale attribuzione si fonda sull’utilizzo della stessa carta e dei medesimi tipi tipografici impiegati nell’edizione francescana del 1470.
Nelle conclusioni del suo studio, don Michele Faloci Pulignani definisce questo incunabolo «pregevole sotto ogni aspetto». Esso riveste infatti un notevole valore sia perché fu stampato nella piccola città di Trevi in un periodo in cui l’arte tipografica era ancora agli inizi in Italia, sia perché conserva un’importante testimonianza della storia francescana e della devozione al Perdono di Assisi.
Oggi, pur sapendo che gli studi successivi hanno ampliato le conoscenze sulla diffusione della stampa nel Quattrocento, questo opuscolo conserva un grande valore storico e documentario, poiché testimonia l’interesse degli studiosi ottocenteschi per le origini della tradizione francescana e per uno dei più antichi testi a essa dedicati.
Lanfranco Amadio
