Il Perdono di Assisi: due giorni di fede, riconciliazione e fraternità nella comunità di Scheggino. 30 anniversario della tavolata

Anche quest’anno la comunità della Pievania dei Santi Felice e Mauro ha vissuto con intensa partecipazione la Festa del Perdono di Assisi, un appuntamento che continua a custodire una delle più belle eredità spirituali lasciate da san Francesco: l’invito a lasciarsi riconciliare con Dio e a diventare, a propria volta, costruttori di pace e di perdono.

Le celebrazioni hanno avuto inizio venerdì 1° agosto presso la chiesa di San Nicola di Scheggino, dove numerosi fedeli si sono raccolti per vivere il sacramento della Riconciliazione. Non è casuale che proprio questa antica chiesa accolga ogni anno i fedeli per questo momento di grazia. Essa gode infatti dell’antico privilegio, concesso attraverso una bolla pontificia, di poter lucrare l’Indulgenza Plenaria del Perdono di Assisi, un dono spirituale che richiama da secoli pellegrini desiderosi di sperimentare la misericordia del Signore. Un privilegio che rende la chiesa di San Nicola un luogo profondamente legato alla spiritualità francescana e alla tradizione del Perdono.

La storia del Perdono di Assisi affonda le sue radici nel 1216, quando san Francesco ottenne da Papa Onorio III un dono del tutto straordinario: la possibilità che tutti coloro che, pentiti e confessati, visitassero una chiesa francescana tra il mezzogiorno del 1° agosto e la mezzanotte del 2 agosto, potessero ricevere l’Indulgenza Plenaria. Francesco non chiese privilegi per sé, ma un dono per tutti, affinché ogni uomo potesse sperimentare gratuitamente la misericordia di Dio. Ancora oggi questa tradizione continua a richiamare i fedeli a riscoprire la bellezza del perdono, della conversione e della pace ritrovata.

Le celebrazioni sono proseguite sabato 2 agosto con la Santa Messa nella chiesa di San Nicola, dove è custodito anche il suggestivo altare dedicato a san Francesco, meta nei secoli dei pellegrini che giungevano per ottenere il Perdono di Assisi.

Durante l’omelia, il pievano ha rivolto alla comunità un invito concreto e provocatorio: alzarsi dal “divano”, simbolo della pigrizia, dell’abitudine, dell’indifferenza e dell’accomodamento spirituale. Ha ricordato come troppo spesso si aspetti che sia l’altro a fare il primo passo verso la riconciliazione, mentre il Vangelo chiede proprio il contrario: avere il coraggio di muoversi per primi, di cercare il fratello, di chiedere scusa e di offrire il proprio perdono.

Lo stesso messaggio ha trovato un’espressione concreta durante il rito dello scambio della pace, quando il sacerdote ha invitato i presenti a compiere un semplice ma significativo gesto: chiedere simbolicamente perdono alla persona accanto, trasformando quel momento liturgico in un autentico segno di riconciliazione e fraternità.

La festa si è conclusa con uno dei momenti più attesi e caratteristici: la tradizionale Tavolata del Perdono, preparata con grande dedizione dai volontari e dalla Pro Loco, ai quali il pievano ha espresso un sentito ringraziamento per il prezioso servizio reso alla comunità.

Quella di quest’anno è stata un’edizione particolarmente significativa, poiché ricorre il trentesimo anniversario della Tavolata del Perdono. Da trent’anni questo momento di condivisione riunisce la comunità attorno alla stessa mensa, trasformando il pranzo in un segno concreto di fraternità, amicizia e riconciliazione. Un traguardo importante che testimonia la vitalità di una tradizione nata dalla collaborazione tra volontari, associazioni e cittadini, e che continua ancora oggi a rafforzare i legami tra le persone.

La tavola condivisa rappresenta molto più di un semplice pranzo: è il prolungamento della fraternità vissuta nella liturgia, dove il perdono celebrato diventa comunione concreta. Non sono mancati i sapori della tradizione umbra, a cominciare dalla sempre apprezzata pasta e fagioli, piatto della cucina contadina che racconta la semplicità, la condivisione e la capacità di trasformare ingredienti umili in un’autentica festa. Accanto ad essa, l’immancabile porchetta, seguita dalle crostate preparate con cura e dal fresco cocomero estivo, che ha piacevolmente concluso il pranzo.

Nonostante il cielo minacciasse pioggia e, poco distante, la zona di Terni fosse interessata persino da una violenta grandinata, il tempo ha infine concesso una tregua, permettendo alla festa di svolgersi serenamente. Tra sorrisi, conversazioni e un clima di autentica fraternità, tutti hanno potuto vivere una giornata di gioia, tornando a casa soddisfatti nel cuore e… anche nello stomaco.

L’edizione di quest’anno ha portato anche una piacevole novità: per la prima volta la Tavolata del Perdono è stata allestita nella piazza centrale del paese, anziché lungo la Fiumarella, come avveniva negli anni passati. Una scelta che si è rivelata particolarmente apprezzata, offrendo un nuovo modo di vivere questo momento di convivialità nel cuore del borgo e confermando come le tradizioni possano rinnovarsi senza perdere la loro identità.

La Festa del Perdono continua così a ricordare che il vero miracolo non consiste soltanto nel ricevere il perdono di Dio, ma nel diventare uomini e donne capaci di donarlo agli altri, costruendo comunità più unite, riconciliate e aperte alla speranza.